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Trento
06 gennaio | 20:08

Sanità, Carli: "Servono strategie politiche coerenti e lungimiranti. Oggi in Trentino sembrano però mancare"

L'intervento sulla Sanità di Marcello Carli, imprenditore, ex candidato sindaco ed oggi consigliere comunale a palazzo Thun, esponente di 'Rinascimento Trento”

Sanità, Carli: Servono strategie politiche coerenti e lungimiranti
di Redazione

TRENTO. Per la Sanità? “Servono programmazione strategica ed investimenti. Che oggi sembrano invece mancare, in Trentino come in Italia”. A sostenerlo in una riflessione è Marcello Carli, imprenditore, ex candidato sindaco ed oggi consigliere comunale a palazzo Thun, esponente di 'Rinascimento Trento”. 

 

In un intervento Carli sottolinea come in Italia qualcuno stia progettando di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina mentre la sanità collassa nei pronto soccorso del Paese, presi d’assalto dai pazienti che fanno difficoltà a rivolgersi o a trovare un medico di base. “Quando uno dei tre pilastri è in difficoltà si deve intervenire prontamente, altrimenti è a rischio il sistema sociale” spiega Carli. 

Ed anche a Trento ed in Trentino, il tema della sanità, del sistema ospedaliero e delle Rsa  deve essere oggetto di strategie politiche coerenti e lungimiranti. “Oltre all’Ospedale provinciale di Trento, prima di costruire un’altra nuova struttura, ci si dovrebbe occupare di due cose essenziali e preliminari: trovare personale preparato e specializzato e progettare un sistema integrato per gestire l’assistenza sanitaria territoriale in maniera adeguata”.

 

In tema di Rsa e di assistenza ad un numero sempre maggiore di anziani una delle strade possibili è quella delle moderne tecnologie che consentono la gestione ed il controllo da remoto di molte situazioni problematiche. Una tecnologia sulla quale serve programmazione e investimenti, quello che invece non viene fatto oggi. 

 

Qui l'intervento completo di Marcello Carli

 

 

La Sanità merita rispetto in un Paese civile ed in una Comunità Autonoma

Qualcuno progetta di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina, mentre la sanità collassa nei pronto soccorso del Paese, presi d’assalto dai pazienti che fanno difficoltà a rivolgersi o a trovare un medico di base, collassa nella mancanza di personale medico ed infermieristico, e questo mentre anche la viabilità in Sicilia è in condizione di grave difficoltà.

Ora, governare è una cosa seria, ed i tre pilastri di una comunità civile, che rispetta le persone, sono la sanità, la scuola e la casa.

Quando uno dei tre pilastri è in difficoltà si deve intervenire prontamente, altrimenti è a rischio il sistema sociale.

In Italia ci sono 18.000 persone morte ogni anno al pronto soccorso nelle 24 ore dall’ingresso perché non ci sono letti nei reparti, sono venuti a mancare 10.000 medici di base su 45.000 in poco tempo, e fanno fatica a decollare gli ospedali di comunità. Nella sanità si deve investire di più, tenuto anche conto del fatto che lo scorso anno 40 miliardi sono stati spesi dai cittadini nella sanità privata, il 25% della spesa del settore.

In questo quadro le risorse immaginate per il Ponte sullo stretto devono essere destinate alla sanità, senza se e senza ma. Perché il ponte si potrà anche fare, ma in un Paese con una sanità adeguata, da nord a sud. 

È sulla sanità che si misura la nostra civiltà, non su un ponte inutile e pretenzioso, e che si affaccerebbe in un sistema viario – quello siciliano – che dovrebbe anzitutto essere razionalizzato ed adeguato agli standard internazionali contemporanei.

Ed anche a Trento ed in Trentino, il tema della sanità, del nuovo ospedale, del sistema ospedaliero, delle RSA e della cura degli anziani poco o non autosufficienti debbono, nel loro insieme, essere oggetto di strategie politiche coerenti e lungimiranti.

Le rette delle Rsa inevitabilmente salgono, le liste di attesa di chi ha bisogno di assistenza si allungano, i medici di base sono sempre di meno, del Not parliamo da almeno 19 anni, ed intanto si pensa di fare un nuovo ospedale a Cavalese così, solo perché c’è chi lo farebbe, ma al di fuori di una vera pianificazione di sistema.

È necessaria la programmazione di lungo periodo, peraltro richiesta dalla normativa nazionale. Oltre all’Ospedale provinciale di Trento, prima di costruire un’altra nuova struttura, ci si dovrebbe occupare di due cose essenziali e preliminari: trovare personale preparato e specializzato e progettare un sistema integrato per gestire l’assistenza sanitaria territoriale in maniera adeguata.

Le RSA, di cui abbiamo vista la saturazione, richiedono un investimento immediato, perché le persone anziane bisognose di assistenza sono sempre di più.

Le moderne tecnologie consentono la gestione ed il controllo da remoto di molte situazioni problematiche, sia nelle strutture ospedaliere e di accoglienza, che da casa. L’implementazione di queste tecnologie in maniera funzionalmente strutturata permetterebbe di rendere gli ambienti domestici più sicuri ed adatti ad ospitare in maniera adeguata gli anziani poco o non autosufficienti, e consentirebbe agli ospedali ed alle Rsa di essere correttamente gestite con meno personale. Ma questo approccio richiede programmazione strategica ed investimenti.

Che oggi sembrano invece mancare, in Trentino come in Italia. 

Se la coperta è corta, la sanità non deve rimanere al freddo.

 

Marcello Carli

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